IL PRESEPE DI SAVIGLIANO (CN): FRAGILITÀ UMANA, MEMORIA COLLETTIVA E LAICITÀ CIVILE
A Savigliano, piccolo comune in provincia Cuneo, il presepe non è soltanto una tradizione natalizia, ma una vera e propria forma di antropologia visiva. Qui la Natività diventa un’occasione per riflettere sulla fragilità dell’essere umano, sulla memoria condivisa e sul senso di responsabilità collettiva. Tra pastori e angeli, tra scene quotidiane e spazi silenziosi, si insinuano figure insolite: gli “spauracchi irpini”, custodi di antichi timori e simboli di paure ancestrali, che ricordano come la vita sia attraversata da insicurezze, rischi e fragilità.
Il presepe di Savigliano racconta storie di resistenza e solidarietà, di vite segnate dal lavoro e dal tempo, e lo fa attraverso una dimensione laica, capace di parlare a tutti, indipendentemente dalla fede. Ogni personaggio, ogni gesto, diventa segno di una comunità che riconosce la propria vulnerabilità e insieme la propria forza. Non è solo contemplazione estetica: è coscienza civile, un invito a prendersi cura degli altri e a costruire legami solidali, in un periodo dell’anno tradizionalmente dedicato alla riflessione e alla condivisione. In questo presepe, la sacralità si mescola con la vita quotidiana, e la memoria collettiva si fa racconto visibile. L’arte diventa così veicolo di senso civico: celebrare il Natale significa anche interrogarsi sul presente, sulle paure che ancora attraversano le nostre comunità e sulle responsabilità che ci legano gli uni agli altri. Il presepe di Savigliano è, più di ogni altra cosa, un invito a guardare la fragilità con occhi nuovi, trasformandola in consapevolezza e solidarietà.